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Dott. Marco Songini

Diabete ed
Esercizio Fisico

Diabete di Tipo 1

Diabete di Tipo 2

Attività Fisica e Prevenzione

Valutazione Medica

 

 


     

 

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Diabete ed esercizio fisico
 
   

Il diabete mellito è una delle malattie metaboliche più diffuse, tanto che tra i bambini e gli adolescenti è certamente la più comune: in Italia i portatori della malattia sono circa 20000.

Il termine diabete deriva dal greco διαβαίνειν (diabainein) che significa passare attraverso. Uno dei segni clinici più distintivi di tale patologia è, infatti, la presenza di zucchero nelle urine, che vi giunge attraverso il rene quando la sua concentrazione nel sangue supera un certo valore. A questo termine è stato aggiunto mellito in quanto le urine, proprio per la presenza di zucchero, sono dolci e, anticamente non c'era altra possibilità diagnostica che assaggiarle!

Nel diabetico il glucosio viene assorbito regolarmente a livello intestinale, però le cellule di molti distretti vitali sono incapaci di utilizzarlo, a causa della carenza di insulina, ormone (prodotto dalle cellule β (beta) del pancreas), che dovrebbe consentire l'accesso all'interno delle cellule stesse.
Tale fatto è dovuto all'incapacità, totale o parziale, dell'organismo di produrre insulina.
Ci si accorge che "qualcosa non funziona" quando si comincia a bere e urinare troppo, magari svegliandosi durante la notte. Unitamente si perde peso nonostante l'alimentazione normale o addirittura aumentata.
Mentre i sintomi appaiono improvvisiamente, lo sviluppo della malattia richiede tempi molto lunghi.

Esistono due tipi di diabete:

Diabete di tipo 1: È una condizione cronica in cui il pancreas produce poca o non produce affatto insulina in quanto le cellule β (beta) del pancreas sono state distrutte tramite un processo immunologico errato (autoimmune).
L'organismo non è così in grado di usare il glucosio (zucchero del sangue) per produrre energia. I sintomi del diabete di tipo 1 generalmente appaiono purtroppo quando la distruzione delle cellule beta è ormai praticamente conclusa.
I sintomi sono:

  • Sete eccessiva
  • Eccessiva minzione (orinazione)
  • Eccessiva fame
  • Perdita di peso
  • Affaticamento, stanchezza
  • Visione sfuocata, offuscata
  • Glicemia alta
  • Zucchero e chetoni nelle urine
  • Infezione da funghi vaginali nelle giovani (anche nella pima infanzia)

Per controllare il diabete con successo, il paziente deve praticare giornalmente diverse iniezioni di insulina, seguire una dieta, e fare il più possibile esercizio fisico. Deve inoltre controllare frequentemente i livelli della glicemia nel sangue. Solitamente l'esordio della malattia avviene durante l'infanzia e raramente dopo i 40 anni. Per questo è conosciuto anche come "diabete giovanile".

Diabete di tipo 2: È la forma più comune di diabete mellito. Si stima che circa il 90-95% delle persone affette da diabete contraggano quello di tipo 2.
A differenza di quello insulino-dipendente, in cui il pancreas non produce insulina, le persone con diabete mellito non-insulino dipendente, sono in grado di produrre insulina. Tuttavia, il loro organismo non ne produce una quantità sufficiente o le loro cellule mostrano una certa resistenza all'azione dell'insulina.
Le persone con diabete di tipo 2 spesso riescono a controllare la loro condizione semplicemente perdendo peso tramite dieta adeguata ed esercizio fisico. Se invece questo non basta, devono ricorrere a farmaci ipoglicemizzanti orali combinati alla dieta e all'esercizio fisico. In alcuni casi si rende anche necessaria la somministrazione di insulina dall'esterno.
Generalmente il diabete di tipo 2 colpisce individui di età superiore ai 40 anni. La maggior parte di essi sono sovrappeso. Il diabete mellito non insulino-dipendente viene generalmente chiamato "diabete dell'adulto"

Nella gestione del diabete, l’esercizio fisico associato alla dieta e ai farmaci è considerato un elemento essenziale.

Il diabete attualmente non è una malattia curabile in modo definitivo, anche se la ricerca nel campo sta facendo passi da gigante. Si può però arrivare a condurre una vita assolutamente "normale", evitando le complicazioni che a lungo andare potrebbero insorgere (a livello circolatorio, degli occhi, dei reni, ecc.) agendo fondamentalmente su quattro fronti:

  • Iniettando l'insulina dall'esterno (per i tipo 1) o assumendo antidiabetici orali, se necessari (per il tipo 2)
  • L'attività fisica e lo sport
  • L'alimentazione
  • L'educazione all'igiene e al controllo

Attività fisica e prevenzione del diabete di tipo 2

Due sperimentazioni randomizzate hanno portato alla conclusione che gli interventi sullo stile di vita, fra cui circa 150 minuti settimanali di esercizio fisico e una perdita di peso del 5-7% per mezzo della dieta, riducono del 58% il rischio di un’evoluzione da una ridotta tolleranza al glucosio (IGT) al diabete di tipo 2.
Un’altra sperimentazione a gruppi, costituiti a caso, ha portato alla scoperta che sia la sola dieta, sia il solo esercizio fisico, sia una combinazione dei due interventi sono ugualmente efficaci nel ridurre l’evoluzione da IGT al diabete. È ormai chiaro dunque che programmi di maggiore esercizio fisico e perdita di peso anche modesta riducono l’incidenza del diabete di tipo 2 nelle persone con IGT.

Le istituzioni sanitarie raccomandano che la maggioranza delle persone faccia almeno 30 minuti di attività di intensità moderata, possibilmente tutti i giorni. Tuttavia, quasi tutte le sperimentazioni cliniche che valutavano l’effetto dell’esercizio fisico sui diabetici di tipo 2 hanno usato una frequenza di tre volte a settimana e molte persone trovano più facile organizzare un minor numero di sessioni più lunghe, piuttosto che cinque o più sessioni brevi nella settimana.
L’effetto di una sessione di esercizio aerobico sulla sensibilità all’insulina dura da 24 a 72 ore, a seconda della durata e dell’intensità dell’attività. Si raccomanda quindi che non passino più di due giorni consecutivi senza attività fisica aerobica.
L’effetto degli esercizi con i pesi sulla sensibilità all’insulina potrebbe durare un po’ più a lungo, forse perché alcuni dei suoi effetti sono mediati dall’aumento della massa muscolare.

In considerazione dell’emergere, negli ultimi 10–15 anni, di prove sempre più consistenti dei benefici per la salute apportati dall’allenamento con i pesi, l’American College of Sports Medicine raccomanda ora che questa tipologia di allenamento sia inclusa nei programmi di fitness, sia per i giovani e adulti sani, sia per quelli più anziani, e per gli adulti con diabete di tipo 2.
Con l’aumento dell’età vi è una tendenza al declino progressivo della massa muscolare, che porta a una minore capacità funzionale e ad accresciute adiposità e resistenza all’insulina. L’allenamento con i pesi può avere un impatto positivo su tutti questi problemi.
Tale tipo di esercizi migliora la sensibilità all’insulina più o meno allo stesso modo dell’attività aerobica.

Alcuni medici si preoccupano che gli esercizi intensivi con i pesi possano mettere in pericolo le persone di mezza età o più anziane, a rischio di problemi cardiovascolari. La preoccupazione principale è che gli aumenti improvvisi della pressione sanguigna legati a questi esercizi potrebbero essere dannosi, in quanto suscettibili di provocare infarti, ischemia miocardica o emorragie della retina.
Non sono state trovate prove, però, che questo tipo di esercizi aumenti effettivamente tali rischi. In nessuna delle ricerche sull’allenamento con i pesi è stato denunciato alcun serio caso sfavorevole nei pazienti diabetici di tipo 2, anche se il numero di soggetti coinvolti in tali studi era piccolo. Un’analisi di 12 sperimentazioni di allenamento alla resistenza, per un totale di 246 pazienti di sesso maschile in riabilitazione cardiaca, non ha riscontrato casi di angina, emodinamiche anormali, aritmie ventricolari né altre complicanze cardiovascolari.
Uno studio su 12 persone con ischemia coronarica e cambiamenti nell’elettrocardiogramma provocati da esercizi aerobici moderati ha dimostrato che gli esercizi con i pesi anche di intensità massima non hanno prodotto cambiamenti nell’elettrocardiogramma.
L’allenamento con i pesi di moderata/alta intensità è quindi considerato sicuro perfino nelle persone con notevole rischio di problemi cardiaci.

Mentre è ben noto che la pressione del sangue cresce quando viene sollevato un forte peso, spesso non ci si rende conto che essa può salire considerevolmente nelle persone anziane sane anche quando fanno esercizi aerobici.
Gli studi hanno invece dimostrato che, negli anziani in buona salute, lo sforzo cardiaco degli esercizi con i pesi di forte intensità è paragonabile a quello necessario occasionalmente per le attività della vita normale, ad es. salire su per un collina o trasportare sacchi della spesa di 10-15 chili.

Per quanto riguarda la massa grassa in eccesso, i programmi di maggior successo ai fini di una perdita duratura di peso includono una combinazione di dieta, esercizio e modifiche nel comportamento.
Il solo esercizio, senza restrizioni caloriche nella dieta, né cambiamenti nello stile di vita, tende a produrre soltanto una modesta perdita di peso. Il risultato è di così minima entità poiché le persone obese hanno spesso difficoltà a eseguire esercizi sufficienti per un buon consumo di energia, e inoltre più facilmente controbilanciano l’effetto dell’esercizio fisico mangiando di più o stando più in riposo dopo le sessioni di allenamento.
Tuttavia, un’elevata quantità di esercizio aerobico (700 Kcal al giorno, cioè circa un’ora di esercizio di intensità moderata) produce una perdita di grasso corrispondente allo stesso grado della restrizione calorica e con un miglioramento della sensibilità all’insulina.

La quantità di esercizio necessaria per ottenere una grande e duratura perdita di peso è probabilmente molto maggiore di quella che serve per un controllo glicemico migliore e per la salute cardiovascolare.

Valutazione del paziente diabetico prima di consigliare un programma di esercizi

Prima di cominciare un programma di attività fisica che sia più intenso di una camminata veloce, è opportuno che chiunque si sottoponga ad accurati accertamenti medici e ancor più le persone con diabete, per evitare che situazioni già problematiche si aggravino o che ne insorgano di nuove.
Deve essere, inoltre, presa in considerazione l’età del paziente ed il livello di attività fisica precedente.

 
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Un ringraziamento particolare a Marco, amico e atleta, per l'estrema disponibilità e chiarezza nel mettermi a disposizione le sue conoscenze.

Dott. Marco Songini

...Your Personal Trainer... Cagliari DOTT. MARCO SONGINIDopo la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Cagliari, ha conseguito la specializzazione in Diabetologia all’Università di Torino, quella in Endocrinologia all’Università di Roma e quella in Dietologia presso l’Università di Cagliari. Ha ottenuto l’Idoneità primariale in Endocrinologia e in Diabetologia.

Da giugno 2000 è primario dell’Unità Operativa di Diabetologia presso l’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari.
Insegna Patologia generale sul diabete nella Facoltà di Medicina e Endocrinologia presso l’omonima scuola di specializzazione dell’Università degli Studi di Cagliari.

È vice presidente dell’Associazione per lo Studio e la Ricerca del Diabete in Sardegna (A.S.Ri.S.), componente del Comitato Tecnico-Consultivo della Presidenza ADIG (Associazione Diabete Infanto-Giovanile), consigliere nazionale per la Sardegna della FAND (Federazione Nazionale delle Associazioni Diabetici), membro eletto dell’Executive Committee Europeo di EURODIAB (che riunisce 6 membri dei vari Centri di Studio Europei aderenti ad Eurodiab ACE), componente della Commissione SID (Società Italiana di Diabetologia) sul Diabete Infanto-Giovanile.

Dal 1996 è membro permanente della Commissione Consultiva per l’attuazione del Piano Regionale di interventi contro il diabete di tipo I dell’Assessorato della Sanità della Regione Sardegna, mentre dal 2001 è coordinatore locale del progetto DIABFIN Predizione del diabete di tipo I e della celiachia, sostenuto dal Ministero della Sanità.

È autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste e collezioni e di comunicazioni a conferenze nazionali ed internazionali in materia di diabete, arterosclerosi, epidemiologia.

 
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